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I Fari nel Cinema e in Televisione

Una struttura made per il cinema

Pochi ambienti architettonici si prestano al cinema come il faro. La combinazione di isolamento fisico, altezza vertiginosa, luce rotante nella notte e mare agitato crea una grammatica visiva potente: il faro significa pericolo, solitudine, segreto e, talvolta, salvezza. Registi di generazioni diverse hanno sfruttato questa grammatica, dal cinema muto agli anni Duemila, con risultati che spaziano dal melodramma romantico all'horror psicologico, dalla commedia al racconto storico.

Il cinema muto e il faro come metafora

Nei primi decenni del cinema, il faro apparve spesso come sfondo per storie di salvataggio in mare e dramma romantico. D.W. Griffith usò la struttura simbolica del faro in diverse scene dei suoi film degli anni Dieci: la luce rotante che rivela e nasconde, l'isolamento del guardiano che osserva il naufragio senza poter intervenire, la scala a spirale che porta verso la risoluzione o la tragedia. Il faro come metafora della guida morale — la luce che indica la via giusta in mezzo alle tenebre — era tanto ovvia quanto efficace per il pubblico dell'epoca.

Cape Fear e il noir americano

Il faro di Cape Fear, nella Carolina del Nord, aveva già una reputazione funesta ben prima che Hollywood se ne appropriasse. Il promontorio segna la bocca del Cape Fear River ed è da secoli uno dei tratti di costa più pericolosi degli Stati Uniti. Il film Cape Fear del 1962, con Gregory Peck e Robert Mitchum, non usa il faro come location principale ma stabilisce una connessione visiva tra il paesaggio costiero delle Carolinas e la minaccia psicologica del thriller. La versione del 1991 di Martin Scorsese amplifica questa iconografia con una sequenza finale sull'acqua che sfrutta esplicitamente l'estetica del faro costiero.

The Lighthouse di Robert Eggers

Il film che ha definito l'estetica del faro nell'immaginario cinematografico del XXI secolo è The Lighthouse di Robert Eggers, del 2019. Girato in formato quasi quadrato in bianco e nero, il film racconta due guardiani isolati su un faro nel New England alla fine dell'Ottocento. Eggers ha fatto costruire una replica funzionale di un faro dell'epoca su Cape Forchu, Nova Scotia, usando un faro autentico del Maine come riferimento architettonico preciso. L'isolamento fisico, il folklore del guardiano ucciso che non vuole lasciare la sua lanterna, e la dissolvenza tra realtà e allucinazione sono elementi che il film lavora con una precisione tecnica e atmosferica rara nel cinema contemporaneo.

To the Lighthouse e Virginia Woolf

Il romanzo di Virginia Woolf del 1927 fu adattato per il cinema nel 1983 in una produzione britannica e per la televisione in diverse occasioni. La struttura narrativa del romanzo — il faro come obiettivo mai raggiunto, poi raggiunto in modo anticlimatico — è difficile da trasporre in immagini senza tradirne la natura introspettiva. L'adattamento televisivo della BBC, con Rosemary Harris e Michael Gough, è rimasto l'interpretazione più coerente con il testo. Il faro del romanzo è ispirato al Godrevy Lighthouse al largo della costa della Cornovaglia, visibile dalla casa di vacanze della famiglia Woolf a St. Ives.

Film di animazione e fari

Il faro ha trovato posto anche nell'animazione. Il Pixar Short The Lighthouse, realizzato nel 2000, usa la struttura in modo essenziale. Il film d'animazione giapponese Nausicaa della Valle del Vento di Miyazaki usa fari costieri come elementi di paesaggio. Più recentemente, la serie animata Gravity Falls — ambientata in un contesto soprannaturale americano — usa un faro sull'Oceano Pacifico come luogo di rivelazione nella stagione finale.

Serie televisive

Le serie televisive britanniche hanno sfruttato i fari con particolare frequenza. La serie poliziesca Shetland, basata sui romanzi di Ann Cleeves e ambientata nelle isole Shetland, usa i fari costieri come elementi ricorrenti del paesaggio. La serie irlandese The Lighthouse Tales ha costruito la propria narrativa intorno ai fari dei Commissioners of Irish Lights. In Norvegia, la serie Occupied del 2015 include scene ambientate al faro di Torungen, al largo di Arendal, che nella finzione diventa un posto di comando militare.

Horror e isolamento

Il genere horror ha trovato nel faro uno dei suoi ambienti ideali. Il film canadese The Keeper of the Light del 1976 usa la struttura isolata come teatro di un thriller psicologico. Lo stato di isolamento, la ciclicità meccanica della luce che gira, il rumore del mare e del vento che copre qualsiasi altro suono — questi elementi si prestano naturalmente alla costruzione del terrore. Più recentemente, il film britannico Keeper del 2018 e diversi episodi di Black Mirror hanno usato fari come setting per racconti distopici sull'isolamento tecnologico.

Fari reali come location

Molti film sono stati girati in fari reali, spesso con modifiche temporanee alla struttura. Il faro di Lynmouth, nel Devon, apparve in un episodio del serial della BBC Doctor Who. Il Phare d'Eckmühl in Bretagna è apparso in documentari e film francesi. Il faro di Portland Bill, in Dorset, fu teatro di un lungo programma televisivo educativo degli anni Ottanta — Portland Bill, appunto — con pupazzi animati. Il faro di Slangkop, a Kommetjie in Sud Africa, è uno dei fari più fotografati e filmati del continente africano.

Il documentario come forma di conservazione

I fari hanno ispirato anche un genere documentaristico specifico. La BBC ha prodotto nel corso dei decenni diversi documentari sui guardiani dei fari britannici, in particolare sulle stazioni remote come Smalls, Eddystone e Bishop Rock. Questi lavori — girati prima e durante l'automatizzazione degli anni Ottanta e Novanta — costituiscono oggi un archivio storico di inestimabile valore: ritraggono una vita quotidiana che non esiste più, con i guardiani che descrivono il ciclo di due settimane al faro e due settimane a terra, la manutenzione delle lenti, il modo in cui il tempo si dilatava nelle settimane di maltempo prolungato. La serie documentaristica norvegese Slow TV ha dedicato un episodio al viaggio in nave lungo la costa norvegese che include riprese di numerosi fari, raggiungendo milioni di spettatori in tutto il mondo. In Francia, una serie di documentari sui fari bretoni — Phare de l'Île Vierge, Phare de la Jument, Phare d'Eckmühl — ha alimentato un interesse popolare sostenuto che si traduce ogni estate in visite ai siti e in acquisto di fotografie aeree dei fari in tempesta, diventate uno dei soggetti fotografici più venduti del paese.

Il faro nel cinema italiano

In Italia, il faro come elemento cinematografico è comparso in modo discontinuo ma significativo. La Lanterna di Genova apparve come sfondo in diversi film drammatici del dopoguerra ambientati nel porto genovese. Il faro di Capo Colonna, in Calabria, e il faro di Punta Alice sono stati utilizzati in produzioni televisive regionali. Il faro di Capo Murro di Porco, in Sicilia, è noto agli appassionati del commissario Montalbano come uno dei paesaggi ricorrenti della serie televisiva tratta dai romanzi di Andrea Camilleri: anche se il faro non appare sempre in primo piano, il paesaggio costiero siciliano di cui è parte costituisce l'atmosfera visiva della serie.

Il potere simbolico persistente

La persistenza del faro come setting cinematografico rivela qualcosa di più profondo di una semplice preferenza estetica. Il faro condensa in un'unica struttura fisica una serie di tensioni narrative fondamentali: il singolo contro la natura, l'ordine artificiale contro il caos, la luce contro il buio, il pubblico (la luce che serve tutti) contro il privato (l'isolamento del guardiano). Poche strutture umane portano tanto significato simbolico in una forma così riconoscibile. La mappa interattiva permette di esplorare i fari reali che hanno ispirato o ospitato produzioni cinematografiche e televisive, e di pianificare visite ai luoghi che queste immagini hanno reso iconici.